Lo sperone roccioso del Castello di Pietrarossa al tramonto
Lo sperone roccioso del Castello di Pietrarossa al tramonto

Ci sono monumenti che si capiscono meglio da rovine che da edifici interi, e il Castello di Pietrarossa è uno di questi. Quello che resta — un muro diroccato, una torre, il profilo della rocca — non nasconde niente: si legge subito la posizione, si capisce subito perché qualcuno abbia deciso di costruire proprio lì. È il monumento più fotografato di Caltanissetta e, insieme, il meno «visitabile» nel senso comune del termine. Ecco cosa sapere prima di salirci.

Una fortezza su uno sperone

Il castello sorge su un imponente sperone roccioso che domina la città: una massa di roccia che si stacca dal paesaggio circostante e che ancora oggi si riconosce da lontano. La fortezza fu eretta attorno al 1080 dai Normanni su un precedente edificio di età araba — alcune ricostruzioni collocano la costruzione genericamente nell'XI secolo. La scelta del sito non ha bisogno di spiegazioni: da lassù si controllava l'intero territorio attorno, e la roccia stessa costituiva metà della difesa. Il nome deriva dal colore rossastro della pietra, che nelle ore serali diventa evidentissimo.

Quando qui si riuniva il Parlamento

La stagione di maggior prestigio arrivò in età aragonese. Il castello fu scelto per tre volte come sede dei Parlamenti generali siciliani: nel 1295, nel 1361 e nel 1378. Vale la pena fermarsi un secondo su questo dato, perché ribalta l'immagine che ci si fa di Caltanissetta come città periferica: per un certo periodo, le decisioni che riguardavano l'intera isola si presero su questa roccia. È il tipo di informazione che cambia il modo in cui si guarda un rudere, e che spiega perché la città continui a considerarlo il proprio simbolo.

La notte del 27 febbraio 1567

La fine arrivò all'improvviso. Nella notte del 27 febbraio 1567 il castello crollò, probabilmente per una scossa di terremoto. Rimasero in piedi soltanto un muro diroccato, una torre di guardia in pietra viva, i terrapieni, i bastioni e un ponte di comunicazione. È esattamente quello che si vede oggi, ed è la ragione per cui la sagoma del castello ha quella forma spezzata, riconoscibile da qualunque punto della città: non è una rovina lenta, è il risultato di una notte precisa.

Da fortezza a cava di pietra

Il crollo non fu la fine della storia. Da un elenco di spese del 1591 risulta che una parte del castello veniva ancora mantenuta con lavori di manutenzione, ma che nello stesso periodo la rocca cominciava a essere usata come cava di pietra da costruzione. Nel corso del Seicento la demolizione proseguì. In altre parole: pezzi del castello si trovano oggi dentro gli edifici della città, e questo spiega perché quello che resta sia così poco. È un destino comune a molte fortezze siciliane, ma qui è documentato.

Un simbolo che la città difende

Nonostante lo stato di rudere — o forse proprio per quello — il castello resta il monumento identitario di Caltanissetta: compare nelle immagini della città, è meta abituale delle passeggiate dei nisseni ed è stato segnalato fra i beni del censimento «I Luoghi del Cuore» promosso dal FAI, l'iniziativa con cui i cittadini indicano i luoghi italiani che vorrebbero veder tutelati. È un dettaglio che dice molto: un rudere si difende solo se significa qualcosa per chi ci vive accanto. Chi sale al tramonto lo capisce senza bisogno di spiegazioni, perché quasi sempre trova qualcun altro già lì, arrivato per lo stesso motivo.

Come e quando andarci

Il castello si trova a breve distanza dal centro. Il momento migliore è il tardo pomeriggio: il sole illumina la roccia da ovest e il colore che dà il nome al luogo diventa pieno. Il terreno attorno allo sperone è irregolare e in pendenza, quindi servono scarpe chiuse con suola scolpita; evitate le giornate di pioggia e le ore centrali dell'estate. Trattandosi di ruderi, l'accessibilità dell'area può variare in funzione dei lavori di messa in sicurezza: prima di programmare la salita, verificate sui canali ufficiali del Comune di Caltanissetta lo stato di accesso al sito.

Cosa vedere nei dintorni

La salita al castello si abbina bene al resto della giornata. Il centro storico, con piazza Garibaldi e la cattedrale, è a poca distanza e si gira a piedi; il Museo archeologico regionale, con i materiali dei siti di Sabucina e Gibil Gabib, aiuta a capire quanto sia antica la frequentazione di queste alture; e la Riserva naturale di Monte Capodarso, che protegge il tratto del fiume Imera Meridionale fra Monte Capodarso e Monte Sabucina, completa il quadro del paesaggio che dal castello si vede in lontananza.

Il castello è la meta perfetta per una passeggiata di fine giornata, e da Corso Umberto I si parte già dal punto giusto. Scriveteci su WhatsApp per la disponibilità dell'appartamento a Caltanissetta.

Fonti

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